Any given Saturday…in Mumbai

Ecco, tanto per cominciare, dimenticatevi la settimana corta. A Bollywood, se si gira, si gira. E per di più in una location che dire lontano dalla nostra, a due passi dalla spiaggia di Juhu…non rende l’idea.

Eccoci dunque un sabato mattina (dopo qualche decina di messaggi con assistenti di ogni tipo) in viaggio verso la stazione di Vasai Road, estremo nord di una città che è una striscia lunghissima lungo l’Oceano indiano. Per intenderci, dal centro nord di Juhu alla parte sud, con i resti coloniali, parliamo di un paio di ore di macchina nella rush hour. E quindi eccoci su un treno, verso il set di Munni Michael il film bollywoodiano che seguiremo oggi, su invito del suo protagonista. Nawazzudin Siddequi, che qui non riesce a camminare nei corridoi dell’albergo dove ci ha dato appuntamento.

Il ragazzo è una star da queste parti, noi l’abbiamo visto in un gioiellino che si chiamava The Lunchbox e più recentemente in Lion (del quale tutti ricordano Dev Patel, che per sua stessa ammissione è stato in India solo 3 volte nella vita, per girare altrettanti film in cui interpreta un indiano).

Si va dunque, dal finestrino i villaggi di baracche lungo i binari, sul treno- in prima classe, quella consigliata per i turisti- anche tanti ragazzi indiani vestiti all’occidentale e che guardano sul telefonino Jack Reacher.

Le due Indie…cosi vicine, cosi lontane.

La seconda classe fitta fitta di umanità, poi i vagoni solo per donne, quelli per i portatori di handicap…quando ci si prepara a scendere, si deve cedere il passo prima a chi entra.

Quando si esce dalla città le baracche diventano palazzi di cemento e grate che chiudono i balconi, sulle costruzioni messe peggio, le impalcature per le ristrutturazioni, rigorosamente in bambù, dove si arrampicano gli operai al lavoro.

Dopo il treno, un’altra mezz’ora di tuk tuk , parte dei quali contromano in autostrada (dedicato agli amici che…”ma a che ti serve un driver in India, affitta la macchina e vai, no?”). E anche questa è India..per arrivare alla cattedrale nel deserto: un hotel di lusso che in questa commedia sentimentale (un bel triangolo amoroso non si nega a nessuno in un cinema che vive di amori contrastati) è gestito dal nostro eroe del giorno.

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Il resto della giornata è presto detta. Perchè i set sono uguali in ogni parte del mondo. Ovvero sono noiosi. Otto ore di scene con lunghe pause in mezzo, e un corri corri di truccatori e sarti. A noi- ospiti dell’attore star- solo gentilezze e gran sorrisi, ma a nessuno è venuto in mente di avvertire il regista, sempre al monitor. Si parla in hindi, ma action e cut si dicono come a Hollywood. E alla fine, dopo il tramonto, le scenografie solitarie sembrano quelle di un post matrimonio. Restano un po di luci, per fortuna, se no il prode Ghilardi avrebbe tentato il suicidio al momento degli scatti migliori.

 

 

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