Appunti da Locarno…

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Sono una neofita del Festival di Locarno. Solo alla mia seconda edizione su 69. Ho fatto sempre un po’ di resistenza per motivi molto basic: la collocazione nella prima metà di agosto (ebbene si, quella settimana a ridosso di Ferragosto, in cui ci vogliamo sentire in ferie anche se tecnicamente le ferie non ce le concede nessuno..), la location lacustre che mi mette un po’ di ansia sin da ragazzina….insomma, motivi personali e decisamente poco professionali…

Poi la proposta di condurre da Locarno Hollywood Party mi ha fatto capitolare. E meno male…Credo che la Piazza Grande e le sue proiezioni su quell’immenso schermo, valgano il viaggio. E poi ho scoperto che Locarno se ne infischia delle leggi non scritte di un festival, come quella di cercare la mediazione tra il pop e l’autoriale. E che quindi si vedono film che probabilmente altrove non incontreresti mai…

E se c’è da provocare il pubblico, eccoli qua…La mia prima serata inaugurale con l’avvertenza agli spettatori di scene a rischio…The girl with all the gifts è l’horror di Colm McCarthy che Locarno ha scelto per aprire. Un horror apocalittico, con la Gran Bretagna invasa dai non morti, dagli zombie. E c’è addirittura una seconda generazione di “affamati”, bambini cannibali, messi sotto tutela dell’esercito che li usa per studiare un vaccino che salvi la razza umana. Tutto nasce da un racconto breve di Mike Carey, scrittore britannico che ad ogni intervento qui a Locarno si scusa per il voto dei suoi connazionali sulla Brexit (stessa cosa sottolinea lo scozzese Douglas Gordon, prendendo le distanze dal voto referendario). E nel cast ci sono Paddy Considine, Glenn Close e Gemma Arterton (che riesce ad essere intrigante anche in mimetica), anche se qui sotto la vedete “in borghese”, alla conferenza stampa…

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Voi direte…un altro horror? Altri zombies? Non ci bastavano quelli degli ultimi 40 anni al cinema e i morti viventi della tv? Eppure, The girl with all the gifts ha un elemento di inquietudine (e di riflessione) in più: i protagonisti, i “cattivi”, i nemici…sono bambini. E tutti i discorsi metaforici che generalmente accompagnano la visione dei morti viventi al cinema, come simbolo di una diversità con la quale fare i conti, assumono contorni ancora meno netti. Si, è vero, le scene forti in questo film ci sono. Ma non sono gli assalti degli zombie adulti, bensì quei ragazzini che digrignano i denti, che attaccano alla giugulare, che vann0 a caccia di gatti…E che poi, come ogni bambino che si rispetti, cercano qualcuno che gli racconti delle fiabe.

Mike Carey ci ha raccontato che il mondo che abbiamo, quello che alza barriere e muri sempre più alti, che vive nella paura, è stato l’ispirazione per la storia di questo film. Io, lasciando a notte fonda la Piazza Grande, pensavo che ancora una volta dobbiamo sperare in un mondo salvato dai ragazzini. Anche se zombies.

 

 

 

 

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